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        Perchè cantare?  

E’ una nuova passione collettiva, che coinvolge anche i giovani e soprattutto numerose donne. E’ un hobby particolare che può "guarire dalla solitudine" e "coltivare l’artista che è in noi". Canti gregoriani o di montagna, antiche musiche sacre o divertenti canti profani, ecco come, dove e quando si possono imparare. Basta immergersi nella realtà di un coro "amatoriale", avere come requisiti essenziali un po’ di tempo da dedicare alle prove, entusiasmo, e soprattutto tanta pazienza, perché imparare un canto per persone che non hanno una specifica formazione musicale può essere difficoltoso, ma con la seria applicazione e seguendo i consigli del maestro, si possono raggiungere traguardi che ai più possono sembrare irraggiungibili.

E’ in quest’ultimo periodo che il coro ha conosciuto una notevole espansione. Ma da dove nasce questa febbre del "vocalizzo"? E’ una cosa che ci domandiamo già da tempo noi direttori di coro. Basti pensare che fino a qualche anno fa l’UNESCO" ci collocava nella mappa nordafricana per cultura musicale, perché l’Italia, a differenza d’altri paesi europei dove l’esperienza musico-corale è assai diffusa, non prevede nell’educazione scolastica l’insegnamento e la pratica del canto. Poi è scoppiato il "miracolo": la gente ha cominciato ad aver sete di musica, e l’utilizzo della propria voce come strumento è il modo più semplice per "abbeverarsi". Credo che oggi, dopo la scorpacciata di divertimenti "usa e getta", ci sia in giro una nuova voglia di recuperare valori tradizionali, di riscoprire emozioni dal sapore antico, di ritrovare le radici, insomma. Ma soprattutto…c’è che le persone soffrono sempre di più di solitudine. E qui c’è da spiegarsi meglio: il coro è come un mosaico. E forse proprio nel sentirsi un tassellino, in qualche modo indispensabile a tutti gli altri, sta la motivazione profonda del rinnovato successo di questa pratica, che oltretutto ci fa sentire più vicini alla nostra vita spirituale. Insomma, la coralità come piacere dello stare insieme, come riscoperta del sociale, della solidarietà, com’emozionante ricerca dello spirituale e come gioia di superare i propri limiti "sommandoli" a quelli di qualcun altro. Perché secondo me il coro è "un miracolo che scaturisce dalla somma di tanti limiti individuali". Ed è, in fondo, la suggestione che oggi seduce molti di coloro che si avvicinano per la prima volta a tal esperienza. Nel coro non si è mai soli, ma non per questo i cori fanno concorrenza alle agenzie matrimoniali anche se è certa la voglia di rompere l’isolamento, di trovare pace e serenità in un hobby che ci mette in contatto con il prossimo (e magari anche di più con noi stessi), rendendo quindi contagiosa la passione del canto; passione che sta dilagando in tutto il paese.

Manifestazioni come il canto corale stanno conoscendo un momento davvero fortunato d’ascolto; i concerti vengono ospitati in chiese che diventano sempre più affollate, in palazzi d’epoca ed addirittura in castelli, le atmosfere sonore del passato vengono accolte sempre in un commosso silenzio, il repertorio è vario e non sempre facile.

Sono oltre 2000 i cori censiti in Italia senza contare i vari gruppi parrocchiali o di quartiere che percorrono le vie del canto corale. Vie amatoriali naturalmente, poiché la stragrande maggioranza dei complessi vocali è formata appunto da volontari, in altre parole persone che non vivono dell’attività di cantori, ma che sarebbero disposte a qualsiasi sacrificio pur di non rinunciare alla "sera del coro".

Nelle grandi città sono soprattutto le donne ad aver scoperto il piacere di stare insieme cantando. Donne che lavorano, che hanno già uno standard di vita assestato. Spesso donne sole o separate, ma ci sono anche madri di famiglia, casalinghe, insegnanti, medici, giovani impiegate, studentesse e future cantanti.

In ogni modo nei cori (per fortuna) si trovano anche uomini. La tipologia del cantore è piuttosto eterogenea: liberi professionisti, artigiani, commercianti, impiegati, manager in carriera, e futuri ambasciatori come nel caso del nostro coro. Tutti però egualmente determinati ad affrontare con serietà e costanza l’impegno non indifferente richiesto dal maestro, normalmente molto esigente.

Secondo me ogni essere umano nasce artista, poi la vita lo porta chissà dove. Ma il seme c’è: si tratta di farlo crescere con amore e disciplina! Già…disciplina…ma quanta ce ne vuole? A costo di scoraggiare i meno convinti debbo dire che ce ne vuole molta. La prima regola è quella di non mancare alla prova settimanale (ce ne vorrebbero almeno due…), e poi bisogna esercitarsi anche a casa. Non è necessario saper leggere la musica e saper solfeggiare, anche se tutto ciò non fa altro che abbreviare il lavoro d’insegnamento del maestro. Sono importanti invece le tecniche di respirazione e la corretta emissione dei suoni. Quanto alla voce, ognuno ha il proprio timbro, e si tratta di valorizzarlo nel repertorio adatto: compito, questo del direttore del coro.

Ergo cantemus, dunque cantiamo, senza preoccuparci troppo se non c’è stata donata un’estensione vocale da far invidia alla Callas o a Pavarotti, senza affliggerci se ci scappa la nota stonata. Nella maggior parte dei casi è solo questione d’esercizio: cantando si migliora!
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